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martedì 17 giugno 2014

Disoccupati di oggi, questuanti di domani ?

La febbre della disoccupazione
di Marco Bosco *

Un dato quasi inarrestabile che continua a perseguitare l'Italia.
Per strada incrocio una persona, mi fa un segno da lontano con il braccio indicandomi che ha bisogno di un'informazione, perché sta cercando una via e mi mostra un biglietto che tiene tra le dita di una mano. Rallento il mio passo e attendo che questa persona si avvicini, quando mi è di fronte scopro che in realtà la sua necessità non è il sapere dove andare, ma chiedere soldi ai passanti. Insomma, è un questuante della strada. 
Qualche giorno dopo vengo inseguito all'uscita dalla S. Messa domenicale da un signore anziano extracomunitario che insistentemente mi chiede dei soldi. Cedo e viene perciò premiata la sua persistenza, ma c'è la sorpresa al mio gesto, quando allungo i pochi centesimi che trovo nelle tasche della giacca la sua reazione è di rimprovero unito al disappunto con l'affermazionedomanda: tutto qui? Il mio errore quella mattina è stato di avere comprato i quotidiani prima entrare in Chiesa e quindi di essere rimasto con pochi spiccioli. 
La settimana successiva parcheggio la macchina, sono in anticipo sull'appuntamento prefissato, rimango in auto qualche minuto ascoltando il notiziario della radio quando sento bussare sul vetro della portiera: è un signore di mezza età che già in altre occasioni avevo incontrato casualmente sulla tratta del treno Mantova-Milano e che abitualmente sale e scende dalle varie stazioni chiedendo soldi ai vari passeggeri. 


Vi ho raccontato queste mie avventure non per fare con voi alcune considerazioni su un tema come quello della carità, chiamato comunemente elemosina e nemmeno per dirvi del mio sospetto su queste persone che forse esercitano l'attività di questuanti di professione.
 Il significato del questuante nella società di oggi è legato purtroppo ad un rischio trasversale che vivono i cittadini.I disoccupati nel primo trimestre dell'anno arrivano ad essere quasi 3,5 milioni che in percentuale vuol dire il 13,6%, una crescita di 0,8 punti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Cioè un aumento di 212.000 su base annua. Oltre al tasso di disoccupazione in aumento, con un numero di senza lavoro pari a circa 3 milioni e mezzo continua a scendere il numero degli occupati. Non va meglio sul fronte dei giovani dove nella fascia di età che va dai 15-24 anni la percentuale sale al 46%, con un aumento nei primi tre mesi del 2014 di 0,4 punti percentuali su mese e di 3,8 punti su anno. 
Diciamo chiaramente che siamo di fronte al fallimento delle politiche economiche dei nostri governi. La lotta contro la disoccupazione langue, i consumi non decollano e vengono sacrificati i servizi sociali.
Sarebbe utile osservare che nel primo trimestre 2014 il Pil degli Stati Uniti è sceso del –1,0%; inoltre, dal 2012 all'inizio del 2014, c'è un effetto altalenante del Prodotto interno lordo americano con una bilancia commerciale che tende a riposizionarsi e questo vuol dire che i consumi degli americani stanno riprendendo ed il settore privato genera buste paga. Il ribasso del costo del denaro da parte di Draghi è un serio invito per le banche a tornare a distribuire soldi e per il Governo Renzi il passaggio logico a fronte di un quadro economico sempre incerto sarebbe quello di ridurre l'Iva.Tornando all'incipit del mio articolo il rischio per i disoccupati italiani di oggi se non si cambia strada velocemente è che un domani siano i nuovi questuanti.

Marco Bosco 
Formatore, iscritto all'Associazione Italiana Formatori e all'Ordine dei Giornalisti, collaboratore di Ratio Mattino. 

7 commenti:

  1. Una delle cose che" ci chiede l'Europa"( e di cui costantemente ci si dimentica) è l'istituzione del reddito di cittadinanza cfr. http://terzapaginainfo.wordpress.com/2013/07/22/reddito-di-cittadinanza/

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    1. Bondenese storico17 giugno 2014 12:02

      Beh devo ricordarti che per gli extracomunitari questa forma (abbondante) di sostentamento, oltre le cure mediche gratis, c'è già, lo chiamerei però REDDITO DALLA CITTADINANZA. Si perchè alla fine la parte più consistente dell'esborso/mungitura la subiscono sempre le famiglie che hanno lavorato per più generazioni, hanno risparmiato, prodotto reddito , fatto tanti sacrifici e privazioni per dare un avvenire sicuro ai figli e adesso devono in parte mantenere chi i soldi se li è sempre goduti in viaggi, weekend al mare e in montagna, gioielli, auto, vestiti firmati e magari è tutta gente che ci dura di più sott'acqua che a lavorare. A me non pare troppo giusto tutto questo ! N.B. per chi è stato sfortunato, nella disgrazia, nella salute o altro, sia ben chiaro che mi alzo a qualsiasi ora della notte e faccio di tutto, se posso, per aiutarlo.

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    2. Paolo, trovi qui il report della Commissione UE sull'inclusione in Italia: http://ec.europa.eu/social/keyDocuments.jsp?advSearchKey=&mode=advancedSubmit&langId=it&policyArea=&type=0&country=23&year=2013
      Dal 2013 è in sperimentazione il SIA (Supporto per l'inclusione attiva) nelle maggiori città. Verrà esteso agli altri comuni dal 2015:
      http://www.lavoro.gov.it/AreaSociale/Inclusione/SperimentazioneCartaIinclusione/Pages/default.aspx

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  2. Continuo a non capire il significato della fascia di età dai 15 ai 24 anni che non ho mai avuto occasione di approfondire.
    In un paese civile dovrebbero essere tutti (o quasi) impegnati negli studi.
    Sono forse conteggiati solo i giovani che non frequentano una scuola o una università ? e quindi vuol dire che il 46% oltre a non lavorare non è impegnato nemmeno negli studi ?

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    1. La seconda che hai ....scritto !

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    2. I disoccupati sono solo quelli che sono iscritti come tali, quindi chi studia o non cerca lavoro non rientra nella statistica. E' importanteaffiancare il dato con il "tasso di occupazione" ovvero occupati/totale popolazione per classi/genere, e titolo di studio.

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    3. Quindi il 46% non si riferisce a tutta la popolazione giovanile.
      Meglio così, grazie per la risposta.

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